Sono innumerevoli le attribuzioni di compiti e funzioni del Responsabile unico del procedimento (RUP) nella gestione dell’iter realizzativo dell’opera pubblica, e si trovano in parte elencate in specifici articoli del D. Leg.vo 18/04/2016, n. 50 e delle Linee guida, espressamente dedicati alle competenze del RUP, in parte sparse nei testi normativi in occasione della trattazione di specifici argomenti, non direttamente riguardanti il RUP.
Ne consegue la necessità per il RUP di effettuare un censimento di tutti i riferimenti che in varia misura lo riguardano, pervenendo ad una declaratoria più o meno esaustiva degli stessi, che possono essere raggruppati in due macro categorie:
– compiti e funzioni generali;
– compiti e funzioni particolari.

COMPITI E FUNZIONI GENERALI E PARTICOLARI DEL RUP

– I compiti e le funzioni generali riguardano la condotta che il RUP è tenuto ad assumere nel corso dell’intera attività al fine di perseguire gli obiettivi di unità, efficienza, efficacia, economicità e trasparenza dell’azione amministrativa (come attività di impulso, di indirizzo, di coordinamento, di controllo, di sorveglianza, ecc.), oppure a specifiche qualifiche che sono automaticamente attribuite unitamente alla nomina di RUP (come la qualifica di pubblico ufficiale o di responsabile dei lavori).
I compiti e le funzioni particolari riguardano specifiche fasi sub-procedimentali e circostanze nell’ambito delle quali sono riservate al RUP azioni mirate di natura anche decisoria (in occasione per esempio della validazione dei progetti, delle procedure di gara, dell’inizio dei lavori, o in caso di sospensioni, di varianti, di accordo bonario, di applicazione delle penali, di collaudo, ecc.).

LA “COMPETENZA RESIDUALE” DEL RUP

– Per una completa definizione degli effettivi oneri a carico del RUP, occorre tuttavia tenere conto di una terza categoria di attribuzioni ascrivili al RUP: la c.d. “competenza residuale”.
Il principio della competenza residuale trova origine nella L. 07/08/1990, n. 241, che all’art. 4 prevede che “ove non sia già direttamente stabilito per legge o per regolamento, le pubbliche amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di procedimento relativo ad atti di loro competenza l’unità organizzativa responsabile della istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento finale”.
Nell’ambito applicativo degli appalti pubblici tale principio è stato ripreso ed enunciato all’art. 31, comma 3, del D. Leg.vo 50/2016, il quale recita testualmente: “Il RUP, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, svolge tutti i compiti relativi alle procedure di programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione previste dal presente codice, che non siano specificatamente attribuiti ad altri organi o soggetti”.
Ne consegue una particolare declinazione del principio secondo cui, oltre a quanto espressamente attribuito dalle norme, al RUP competono anche una serie di altri adempimenti, che ancorché non specificamente di sua competenza, diventano tali per il fatto di non essere ad altri attribuiti.
La competenza residuale del RUP, che nella precedente stesura del Codice (D. Leg.vo 163/2006) era diretta sostanzialmente alle fasi di affidamento, anche in economia, e alla vigilanza sulla corretta esecuzione dei contratti (art. 10, comma 2, D. Leg.vo 163/2006), con il nuovo Codice (art. 31, comma 3, D. Leg.vo 50/2016) si estende a tutto l’iter realizzativo dell’opera pubblica, dalla programmazione, alla progettazione, all’affidamento ed esecuzione dell’intervento.

UN ESEMPIO APPLICATIVO, LA SENTENZA TAR LAZIO 4951/2017

– Un esempio di applicazione di tale principio è rinvenibile nella sentenza TAR Lazio – Roma, Sez. III-quater, 27/042017, n. 4951, attraverso la quale è stata riconosciuta, tra le competenze residuali del RUP, quella di emanare il provvedimento di esclusione dalla gara dei concorrenti non ammessi, in quanto, nel caso di specie, non era esplicabile dalla Commissione di gara.
Occorre pertanto tenere conto, nell’assunzione del ruolo di RUP, dell’esistenza di compiti residuali che oltre ad essere di non immediata determinazione, estendendosi all’assunzione di provvedimenti e determinazioni, possono anche potenzialmente andare in conflitto con le figure apicali della stazione appaltante, quale per esempio quella del Responsabile del servizio.